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STATUTO REGIONALE DEL PARTITO DEMOCRATICO D'ABRUZZO 

AGENDA ABRUZZO 2008/2013. Manifesto programmatico del PD Abruzzo

 Regolamento quadro per la selezione delle candidature alle cariche istituzionali 

Regolamento del tesseramento



>>> Lo Statuto
>>> Il Manifesto dei Valor


"Ogni nostra azione si trasmette negli altri secondo il suo valore di bene e di male. Passa di padre in figlio, da una generazione all'altra, in un movimento perpetuo" (A. Gramsci, Lettere dal carcere).

"L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio" (I. Calvino, Le città invisibili).

"Non saprai mai se ciò che hai fatto l'hai voluto... Ma certo la libera strada ha qualcosa di umano, di unicamente umano. Nella sua solitudine tortuosa è come l'immagine di quel dolore che ci scava. Un dolore che è come un sollievo, come una pioggia dopo l'afa - silenzioso e tranquillo, pare che sgorghi dalle cose, dal fondo del cuore. Questa stanchezza e questa pace, dopo i clamori del destino, sono forse l'unica cosa che è nostra davvero" (C. Pavese, Dialoghi con Leucò).

"La ragione, in tutte le sue imprese, deve sottomettersi alla critica, e non può mettere nessun divieto alla libertà di questa, senza nuocere a se medesima... Poichè niente è così importante rispetto all'utile, niente così sacro, che si possa sottrarre a questo esame che scruta e squadra senza rispetto per nessuno. Su questa libertà, anzi, riposa l'esistenza della ragione, che non ha autorità dittatoria, ma la cui sentenza è sempre non altro che l'accordo di liberi cittadini, ciascuno dei quali deve poter formulare i suoi dubbi, e per fino il suo veto, senza impedimenti." (I. Kant, Critica della ragione pura).

"Il regno degli spiriti, che... ha formato se stesso nell'esistenza, costituisce una successione in cui uno spirito ha sostituito l'altro, e in cui ciascuno ha preso in consegna dal precedente il regno del mondo. La meta di questa successione è la rivelazione della profondità, e tale rivelazione è il Concetto assoluto." (G.F. Hegel, Fenomenologia dello Spirito)

"La carità è paziente, è benigna; la carità non invidia; la carità non si vanta, non si gonfia, non si comporta in modo sconveniente, non cerca il proprio interesse, non s'inasprisce, non sospetta il male, non gode dell'ingiustizia, ma gioisce con la verità; soffre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa. (...) Or dunque queste tre cose durano:  fede, speranza, carità; ma la più grande di esse è la carità" (San Paolo, prima Epistola ai Corinzi)



ARCHIVIO PERSONALE (documenti, audio-video,ecc.)

Tesi congressuali 2° Congresso Naz. S.g. di Chiusi (19-21ott. 2001)
Un altro mondo, un'altra Italia,un'altra vita
Scarica il documento

San Giovanni Teatino (CH)
1a CONFERENZA PROGRAMMATICA DS CHIETI(29/03/2003)
Atti del Convegno
Relazione introduttiva (Andrea Catena)
Documento

(da www.radioradicale.it):

[110580] - Il Segretario dei Ds Valter Veltroni incontra i giovani dei "Lavori atipici" nell'occasione verrà presentato il video "incontrando" i giovani lavoratori atipici (c/o la Casa delle Culture - via San Crisogono, 45) 22 febbario 1999

[95960] - "Cambiare il presente per frequentare il futuro" II Congresso fondativo della nuova Sinistra Giovanile c/o la Palestra Osaka - Corviale (Roma, 17/19 ottobre '97)

[113545] - "La riforma dello stato sociale" tavola rotonda promossa dalla Sinistra Giovanile presso la Sala Artemide dell'Hotel Diana in Via Principe Amedeo -17/01/1998


 

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26 agosto 2010

il vertice del Lago Maggiore e l'articolo di Bersani

Il vertice PDL-Lega ha fatto chiarezza. Non ci sarà alcun allrgamento della maggioranza di governo all'Udc e nessun ricorso immediato alle urne. Si farà una tregua con i finiani e il governo campicchierà un altro po, almeno fino all'approvazione della prossima finanziaria.
E' un elemento di chiarezza anche per il Pd e il centro-sinistra. Non è il momento di discutere di primarie, ma di come rilanciare con forza l'opposizione in questi mesi. Abbiamo di fronte una prateria, con un governo in crisi politica che tirerà a campare per almeno 6 mesi. Ed è il momento di mettere in campo una proposta chiara per il Paese.
L'intervento di Bersani su La Repubblica indica una linea giusta, condivisibile, su cui tutto il partito può essere unito. Nuovo Ulivo, ossia un'alleanza programmatica coerente per il governo del Paese, che comprenda l'IDV e Vendola e la proposta di un patto democratico e costituente a tutte le forze responsabili, anche non di centrosinistra, per arginare la deriva populista berlusconiana e modernizzare le istituzioni in senso democratico. Un patto costituente, che è valido in caso di crisi di governo per l'ipotesi di un governo di transizione che modifichi la legge elettorale; ed è valido, nel caso che non ci fossero le condizioni di una diversa maggioranza parlamentare, per l'eventualità di un ricorso anticipato alle urne nella primavera prossima. Non ha da essere un patto meramente difensivo, ma una proposta di riforma delle istituzioni e di modernizzazione democratica ed europea della Costituzione che porti il Paese fuori dalla transizione interminabile cominciata con la fine della Prima Repubblica, la cui mancata risoluzione in questi 20 anni ha posto le basi della attuale deriva populista berlusconiana e della spinta secessionista della Lega. Arginare queste spinte anticostituzionali e aprire la stagione di un bipolarismo democratico ed europeo è oggi la priorità per tutte le forze nazionali responsabili.




permalink | inviato da andreacatena il 26/8/2010 alle 12:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

23 agosto 2010

L'alleanza costituzionale

Nel PD sembra prevalere il buon senso. Abbiamo rischiato la solita discussione allucinante tra governo di transizione o governo tecnico, chi è per andare al voto e chi invece no... Tutte discussioni che hanno senso rispetto ai posizionamenti interni ma non rispetto alla sostanza del problema. La sostanza è che siamo di fronte ad una drammatica crisi della democrazia italiana, che è in corso da parte della destra berlusconiana una violenta aggressione ai cardini della Costutuzione repubblicana che ha garantito per 50 anni libertà e progresso (per quanto relativo) al nostro Paese. Il berlusconismo tuttavia è solo la manifestazione più eclatante di una malattia che dura da venti anni se non trenta. L'interminabilità della transizione italiana, la crisi di uno Stato che non riesce a darsi un assetto degno di una moderna democrazia europea. Così come il fascismo fu il risultato di una crisi dell'Italia liberale non risolta, dell'incapacità di fronte alle trasformazioni avvenute dopo la prima guerra mondiale da parte della borghesia italiana di costruire una moderna democrazia inclusiva. Che l'Italia riuscirà a diventare solo dopo il crollo del fascismo con la Costituzione del 1945. Allo stesso modo la classe dirigente italiana, la politica, l'impresa, il sindacato non sono riusciti dopo il crollo del Muro di Berlino e le trasformazioni seguite alla globalizzazione e l'integrazione europea a porre su basi nuove l'unità nazionale. Questo ha prodotto il berlusconismo e ancora prima il leghismo, che non sono altro che la variante attuale dell'antico sovversivismo italico delle classi medie.
Il governo tecnico non ci sarà. Mi sono illuso anch'io che fosse possibile. Non ci sarà perchè sia la maggioranza del Pdl e sia soprattutto i leghisti non vogliono. Anzi la Lega spinge più di tutti per il voto subito. Bossi ha gettato la maschera. Non vuole un approdo condiviso al federalismo. Il suo progetto è altro. E' smantellare lo Stato unitario, il suo appunto è un progetto di sovvertimento della Costituzione ed in questo c'è l'unità d'intenti, la convergenza di interessi, il legame inscindibile con Berlusconi. Senza Lega non ci sarà alcun governo tecnico o di transizione. E' bene che il PD archivi questa strategia, può continuare a proporla, ma come strumento di "agitazione", come propaganda verso i ceti più moderati che pure esistono nel Paese. Serve tuttavia una strategia più di attacco che ci rimetta al centro dello scenario. Resta la sostanza del problema, che è arginare la deriva autoritaria e sovversiva della destra berlusconiana-leghista e rifondare su basi nuove la democrazia italiana, ponendo fine alla lunga ed interminabile transizione del Paese. Per farlo serve un governo per l'unità nazionale. La proposta di Franceschini di un larga alleanza costituzionale è quindi nella direzione giusta. Ma è inutile nascondersi dietro un dito e non dire apertamente che questa proposta, per le ragioni che la rendono necessaria, è rivolta non solo all'UDC ma anche ai finiani. Va spiegato ai cittadini il perchè. Con convinzione. Nella prossima battaglia elettorale, che ci sarà, molto probabilmente, a primavera 2011, la posta in palio non sarà una normale conquista del governo, ma il futuro della democrazia in Italia. Serve un governo che porti il Paese fuori dalla crisi, che salvi l'unità nazionale, e faccia quelle riforme istituzionali necessarie per fare dell'Italia finalmente una democrazia europea, compresa la modifica della legge elettorale che senza alcun dubbio Berlusconi e la Lega impediranno in questa legislatura. Solo così fermeremo la deriva autoritaria e daremo un futuro al nostro Paese. Perchè ciò sia possibile serve un'alleanza di tutte le forze responsabili, compresa quella parte del centrodestra che vuole liberarsi di Berlsconi e dare vita ad una moderna destra liberale ed europea. Estirpato il cancro del berlusconismo e poste la basi di una moderna democrazia, con una nuova legge elettorale ed un assetto costituzionale europeo, allora si potrà tornare ad una normale competizione tra un centrodestra ed un centrosinistra europei e reciprocamente legittimati a governare. Ma oggi la posta in palio, insisto, è altra. All'Italia serve un governo costituente, di unità nazionale, che guidi l'Italia fuori dalla transizione, e il Pd deve proporlo con forza al Paese.




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30 luglio 2010

La crisi del PDL e il governo di transizione

Il PDL si è rotto. E' presto per dire che siamo alla conclusione della parabola berlusconiana, il capo del governo ha ancora le risorse politiche oltre che economiche e la forza per riaffermare la sua leadership. Di certo, siamo di fronte ad una crisi profonda che ha a che fare con l'incapacità della destra berlusconiana di dare uno sbocco alla interminabile transizione italiana oltre che dare risposte alla crisi economica e al declino del Paese. Gli scenari che scaturiranno dalla rottura con Fini sono in parte ancora imprevedibili. E' difficile tuttavia non immaginare una crisi di governo di qui ai prossimi mesi, difficile che duri la convivenza tra PDL e finiani nella maggioranza di governo.

In questo quadro, la linea del governo di transizione lanciata da Bersani è la strada giusta da percorrere. Non so se ha ragione chi dice che questo cambio di linea non è stato discusso negli organi di partito. Se non è stato fatto, lo si faccia. Anzi si recuperi la sana abitudine che quando c'è una svolta politica importante si apre un confronto nel partito anche nei territori, per spiegare chiarire convincere. Ciò detto, la linea è giusta. E' chiaro che però l'intelocutore non può e non deve essere Berlusconi. L'interlocutore sicuramente è Fini, E poi la Lega, che è quella decisiva. Spetta a Bossi decidere, perchè è il solo che hai numeri per farlo, se in caso di crisi andare alle elezioni oppure fare un governo di transizione per le riforme. Poichè è evidente che la posta per Bossi è il federalismo, è necessario ed urgente che il Pd metta in campo una sua proposta complessiva su una riforma federale del Paese. Un governo di transizione è indispensabile perchè le prossime elezioni politiche non siano una resa dei conti all'ultimo sangue, uno show down berlusconiano il cui esito è imprevedibile e che porterebbe il Paese verso il caos e verso una deriva, in caso di vittoria del Pdl, populista e autoritaria ancora più radicale. Tornare a votare con questa legge elettorale sarebbe del resto un follia, che avvantaggerebbe solo Berllusconi
.




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24 luglio 2010

se il Pd ha un futuro...

 

 

 

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8 maggio 2010

Stiglitz sulla crisi dell'Euro

 

Tre ricette per l'euro
di JOSEPH E. STIGLITZ (La Repubblica)

La crisi finanziaria greca ha messo a repentaglio la sopravvivenza stessa dell´euro.

Al momento della creazione furono in molti a porsi delle domande sulla sua fattibilità a lungo termine. Finché tutto è andato bene, queste preoccupazioni sono state dimenticate e la domanda su come si sarebbero dovuti realizzare gli aggiustamenti nel caso una parte dell´eurozona fosse stata colpita da uno shock negativo forte è rimasta senza risposta. La fissazione del tasso di cambio e la delega della politica monetaria alla Bce annullò due degli strumenti principali di cui i governi nazionali possono avvalersi per stimolare le proprie economie in caso di recessione. Che cosa avrebbe potuto sostituirli?
Il premio Nobel Robert Mundell ha individuato le condizioni sotto le quali può funzionare una moneta unica: l´Europa non le assolveva allora e non le assolve adesso. La rimozione delle barriere legali che limitavano la circolazione dei lavoratori ha creato sì un unico mercato del lavoro, ma le differenze linguistiche e culturali rendono impossibile al suo interno una mobilità della forza lavoro analoga a quella americana.
L´Europa, inoltre, non ha modo di aiutare quei paesi che si trovano ad affrontare problemi gravi. Si consideri la Spagna, che ha un tasso di disoccupazione del 20% (40% tra i giovani). Prima della crisi, la Spagna registrava un surplus fiscale, dopo la crisi si ritrova con un disavanzo salito a più dell´11% del Pil. Stando alle norme europee, la Spagna ora deve tagliare la spesa, ma ciò non farà che esacerbare la disoccupazione, e poiché la sua economia rallenta i miglioramenti nella sua posizione fiscale saranno probabilmente minimi.
Qualcuno ha sperato che la tragedia della Grecia facesse capire alla dirigenza politica dell´area euro che la sua moneta non può farcela senza una maggiore cooperazione (inclusa un´assistenza a livello fiscale). La Germania (e la sua Corte Costituzionale) invece, inseguendo in parte il sentimento popolare, si è mostrata recalcitrante a offrire alla Grecia l´aiuto di cui questo paese ha bisogno.
Troppi, sia in Grecia sia fuori dal paese, sono rimasti sorpresi di questa posizione: per salvare le grandi banche sono stati spesi miliardi di euro, mentre salvare un paese di undici milioni di abitanti è apparso come un tabù! Per calmare i mercati si sono susseguite diverse mezze offerte e vaghe promesse fallite tutte. Infine la Ue ha messo insieme un programma di assistenza coinvolgendo l´Fmi. Per i paesi più piccoli della Ue la lezione è chiara: se non riducono i loro deficit di bilancio, il rischio di un attacco speculativo è molto alto, mentre è molto bassa la probabilità che ricevano un´assistenza adeguata da parte dei propri vicini, almeno non senza un ridimensionamento budgetario prociclico doloroso e controproducente. Adottando questo tipo di misure, è probabile che i paesi europei indeboliscano le proprie economie, con conseguenze infauste per la ripresa globale.
Potrebbe essere utile gettare uno sguardo ai problemi dell´euro da una prospettiva globale. Gli Stati Uniti hanno deplorato il surplus della bilancia delle partite correnti cinese (di quella commerciale), eppure, in termini di percentuale del Pil, quello tedesco è ancora più consistente.
Se si assume che per l´eurozona nel suo insieme sia stato previsto un equilibrio, il surplus della Germania implica che il resto dell´Europa deve mantenere un disavanzo. Il fatto che questi paesi importino più di quanto non esportino contribuisce indebolisce ulteriormente le loro già deboli economie.
Gli Stati Uniti hanno anche deplorato il rifiuto della Cina di permettere alla propria valuta di apprezzarsi rispetto al dollaro. Il sistema dell´euro invece prevede che il tasso di cambio tedesco non possa apprezzarsi rispetto a quello degli altri membri dell´area euro. Se il tasso di cambio tedesco potesse apprezzarsi, la Germania incontrerebbe più difficoltà a esportare e per il suo modello economico, basato su un export consistente, la strada non sarebbe così liscia. Al tempo stesso, il resto dell´Europa esporterebbe di più e registrerebbe quindi una crescita del Pil e un abbassamento della disoccupazione.
La Germania - come la Cina - considera il proprio ingente risparmio e la propria abilità a esportare delle virtù e non dei vizi, mentre John Maynard Keynes ha spiegato che i surplus portano a una domanda aggregata globale debole. Le conseguenze sociali ed economiche degli attuali arrangiamenti non dovrebbero essere accettabili. Quei paesi i cui deficit sono lievitati a causa della recessione globale non dovrebbero essere spinti a entrare in una spirale della morte, come accade all´Argentina circa dieci anni fa.
Una delle soluzioni avanzate per questi paesi è quella di elaborare un meccanismo equivalente a una svalutazione, in altre parole, una riduzione indifferenziata dei salari. Ciò, a mio avviso, non è realistico. Le conseguenze a livello distributivo sarebbero inaccettabili, le tensioni sociali che ne deriverebbero sarebbero enormi e quindi la considero una fantasia.
C´è una seconda soluzione: l´uscita della Germania dall´eurozona o la suddivisione dell´area euro in due sottoregioni. L´euro sarà stato in questo caso un esperimento interessante, ma, come il quasi dimenticato meccanismo per il tasso di cambio (Erm o Mce) che lo precedette e che si sfaldò sotto l´attacco degli speculatori contro la sterlina nel 1992, non conta sul supporto istituzionale che necessario per un suo funzionamento.
C´è anche una terza soluzione, che l´Europa potrebbe forse arrivare a considerare la migliore: implementare le riforme istituzionali, inclusa la necessaria impalcatura fiscale, che avrebbero dovuto essere realizzate contestualmente al lancio dell´euro. Non è troppo tardi perché l´Europa attui queste riforme e si dimostri all´altezza degli ideali basati sulla solidarietà su cui poggiò la creazione dell´euro. Se l´Europa però non è in grado di farlo, forse è meglio che ammetta il fallimento e vada oltre, piuttosto che far pagare, nel nome di un modello economico carente, un alto prezzo in disoccupazione e sofferenza umana.




permalink | inviato da andreacatena il 8/5/2010 alle 15:43 | Versione per la stampa
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